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BETTY GODIVA

byULISSE©

Si erano sforzati per insegnarmi il suo nome "Zia Betta", ma avevo cominciato a dire "Tà' Beta", e così, poi, è andata avanti, anche se per tutti era Betty, fino al giorno in cui mi condusse a visitare una mostra che, tra gli altri quadri, esponeva una tela dov'era una giovane donna, bellissima, in sella a un cavallo gualdrappato rosso; completamente nuda, rivestita soltanto dei suoi capelli, lunghi, rossicci. Sotto, il cartello indicava: Lady Godiva immaginata da John Collier. Mi fermai ad ammirarla. Era incantevole. Tà' Beta mi guardava sorridendo.

"Ti piace Piero?"

Annuii energicamente.

"Si, tà' Beta, è bella, ma... ma tu lo sei molto di più, sei splendida... e poi... i tuoi capelli neri sono più lunghi, ti arrivano alle ginocchia, sottili e lucidi come seta... non c'è paragone. Tà' Beta, tu sei fantastica, altro che quella.. come si chiama?"

"Lady Godiva."

"Beh! Tu sei Betty Godiva! Da oggi ti chiamerò così... Godiva è il nome di quella signora?"

"Si, dall'anglosassone Godgyfu che significa regalo di dio, God-gift."

"Anche tu, zia, sei un regalo di Dio."

La guardavo incantato, lei si chinò e mi baciò la guancia.

Avevo dieci anni, allora, e zia, la sorella di mamma, 26.

L'anno dopo si sposava, io ero in chiesa, commosso.

I suoi capelli erano raccolti in una elegante acconciatura coperta dal velo bianco.

^^^

Gli anni dell'adolescenza, che pur paiono lenti a chi li vive, corrono veloci. Gli eventi si susseguono improvvisi, ma se non ci toccano direttamente non ci rendiamo conto di cosa significhino per chi li sperimenta.

Nascita di Sergio, figlio di Betty e Roberto... due dopo anni l'improvvisa e tragica scomparsa di Roberto. Partecipai ai funerali, abbracciai stretta zia Betty, vedova a soli 30 anni, le dissi che le ero vicino... mi sorrise...

Ci vedevamo di quando in quando. La mia definizione, Betty Godiva, le stava a pennello. Era bellissima, i capelli sempre lunghissimi e curatissimi.

Venne alla festa della mia maturità, sembrava più giovane delle mie compagne di scuola che avevano molti anni meno di lei. Un abito scuro, semplice ed elegante. Tutti rimasero incantati nel vederla, con quel suo sorriso sereno, un po' triste, modi dolci, cordiali, perfino affettuosi.

Nessuno credeva che fosse mia zia, vedova, con un figlio...

Mi dette il suo regalo. Lo aprii subito: un orologio da polso, un cronometro, quello che avevo sempre desiderato ( e lei lo sapeva) e un biglietto: "da Betty Godiva".

Il nostro fu un abbraccio non chiaramente definibile. C'era tutto: affetto, tenerezza, un insieme di ricordi e, da parte mia, una sensazione che intenzionalmente consideravo vaga, confusa. In effetti, quel contatto, quella stretta, il calore del suo corpo, mi turbavano, mi eccitavano. E come!

La convinsi a ballare con me. Dopo, però, con gentilezza, evitò di ballare con altri ragazzi.

Non era molto alta, ma quello che più di ogni altra cosa mi affascinava erano le sue proporzioni, e il fluttuare dei lunghi capelli.

La riaccompagnai a casa. Sotto il portone, mi abbracciò di nuovo. Un bacio sulla guancia, che sfiorò le labbra calde.

"Grazie, Betty Godiva! Grazie!"

Non riuscii a dire nulla. Appena chiuse l'uscio quasi scappai, di corsa.

La notte non potei a dormire. Mi alzai, andai a prendere il libro di storia dell'arte, lo aprii sulla grande riproduzione della venere di Milo.

Ecco, zia Betty era così, un seno sodo e armonioso come quello, e pure i fianchi erano dolcemente e meravigliosamente proporzionati; forse con le stesse fossette civettuole ai lati delle natiche.

Sì, era una favolosa affascinante fusione tra le due "Veneri", quella di Milo e quella detta Callipigia, proprio per il fantastico 'fondo schiena'.

Ero talmente eccitato che ben poca cosa fu lo sfogo che mi procurai mentre pensavo a lei, Betty Godiva, avvolta nei suoi lunghissimi capelli serici.

---

Dalla sera della mia festa di maturità, ci sentimmo più spesso, ci vedemmo ogni tanto. L'avevo invitata ad andare al cine, ma trovò mille scuse per non accettare. Ero riuscito, infine, ad andare insieme a gustare un ottimo gelato, in un locale alla moda, con un gruppo musicale.

Come al solito, la riaccompagnai a casa, facendo un lungo giro con lei che si poggiava al mio braccio, al momento di lasciarci il solito un bacetto, sul viso, il mio tentativo di sfiorarle la bocca. Mi sembrò che quasi l'attendesse, e fu come una lieve carezza che si scambiarono le labbra. Mi guardò con tanta tenerezza, mi carezzò la guancia.

"Grazie, Piero, sei un tesoro."

"Grazie a te, Betty Godiva... vedi... sei sempre con me..."

E le mostrai l'orologio che avevo al polso, quello che mi aveva regalato lei.

---

Le telefonai il giorno dopo.

Mi disse che Sergio andava dai nonni paterni, a San Martino di Castrozza, e lei non voleva restare sola nella grande casa, preferiva andare a trascorrere qualche giorno nella villetta di Capo Linaro, a Santa Marinella.... Era un po' isolata, non lontana dalla Torre Chiaruccia dove Guglielmo Marconi faceva alcuni esperimenti. Anzi, aggiunse, perché non vieni anche tu al mare?

Quell'invito inatteso mi agitò... le chiesi con chi andava ... mi rispose che, come al solito, era sola e questa volta senza neanche il figlio. Una donna del luogo l'avrebbe aiutata nella quotidianità della casa....

Rimasi qualche istante in silenzio, quando le risposi avevo la voce roca.

"Grazie, zia... ma non ti sarò di fastidio?"

Sentii una risata, non so se spontanea...

"Scioccone, come puoi essermi di incomodo... allora?"

"Va bene.... Come facciamo?"

"Perché non partiamo insieme? Se sei d'accordo potremmo andare con la mia auto. Però... guidi tu!"

E fu così che andai a Santa Marinella.

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Partimmo abbastanza presto, al mattino, e alle 10.00 già eravamo a Capo Linaro, dove ci attendeva Marina, la donna tuttofare, che aveva già allestito tutto e fatto ricambiare aria alla casa. Non c'era molta gente, il clima era discreto. Marina ci disse che poco distante avevano aperto una piccola osteria, a conduzione familiare, "Remo-Pescatore", una specie di baracca, aggiustata alla meglio, a non più di cinquanta metri, che disponeva sempre di ottimo pesce. Se volevamo andarvi, però, era meglio avvisarli.

Betty mi guardò interrogativamente, annuii, e lei pregò Marina di informare Remo che saremmo stati li verso le tredici.

Poco dopo Marina chiese se lei servisse ancora, se dovesse tornare il pomeriggio. Betty le dette una lista di cose da acquistare, specie alimenti, e disse che l'attendeva l'indomani mattina, non tanto tardi, col latte.

C'erano i bagagli da disfare, ognuno andò nella sua camera, una di fronte all'altra. Zia Betty mi chiamò, chiese di aiutarla a mettere la valigia vuota sull'armadio. Era un po' accesa in volto, bellissima, e aveva raccolto i capelli dietro la nuca, legandoli con un nastro. Erano moltissimi, lunghissimi, nerissimi.

"Come sistemerai, zia, i capelli, quando farai il bagno?"

In quel momento mi lampeggiò il pensiero che avrei visto Betty Godiva in costume da bagno... seminuda... mi sentii attraversare da un brivido, e mi eccitai subito.

"Li raccoglierò, ben stretti, in una cuffia di gomma per andare in acqua e li terrò riparati dal sole con una specie di turbante bianco, di leggerissima tela-spugna, che mi sono fatta fare dalla modista. Eccolo..."

Me lo mostrò.

Io, però, ero ancora preso dallo spettacolo che mi si sarebbe presentato.

Vagando con gli occhi, notai una scatola, sulla toletta: Enthaarungscreme.

"Cosa è, zia?"

Arrossì un po'.

"E' una crema depilatoria tedesca... sai... devo cercare di depilare le ascelle e... anche... Beh, non è esteticamente bello vedere certi peli..."

"Cosa c'è di male? E' naturale, come i capelli, le ciglia..."

Fece un lungo respiro.

"Non la ho mai usata, devo leggere attentamente le istruzioni per l'uso, cercando di richiamare alla mente le mie cognizioni di tedesco... puoi aiutarmi?"

Sbarrai gli occhi.

"Ad adoperare la crema?"

"Soprattutto a tradurre."

"Ci proverò!"

Tornai nella mia camera con un senso di confusione. Stavano accadendo cose impreviste. Quella coabitazione mi turbava...

Messe a posto le mie cose andai nel soggiorno e accesi la TV.

Dopo poco Betty mi raggiunse, indossava un abito di cotone, a libretto, e aveva lasciato i capelli raccolti.

Andammo all'osteria.

Ottimo pesce, e anche il vinello era buono, ma lo assaggiai appena. I miei occhi erano pieni di lei... ansiosi di contemplarla sulla spiaggia.

Tornammo a casa.

"Conti di andare al mare, zia?"

"Non lo so, per ora mi metterò il libertà e mi riposerò..."

Mi carezzò il volto e si ritirò nella sua camera. Accostò la porta, senza chiuderla del tutto. Andai a sdraiarmi sul letto. Presi una rivista, la sfogliai, ma non trovavo pace. Pensavo di aver sbagliato ad accettare l'invito. Era un tormento. Zia Betty mi affascinava, eccitava, infiammava... In fondo ero un giovane nel pieno delle sue forze, e quella donna era incantevole..

Forse era meglio bere un bicchiere d'acqua fresca. Dischiusi la porta. La lieve corrente d'aria che formò fece aprire l'uscio della camera di Betty, quasi del tutto. Era sul letto, mi voltava le spalle, la corta camiciola lasciava scoperte le gambe, gran parte delle cosce... si intravedeva una natica... i capelli sciolti la coprivano appena. Il lenzuolo, bianco, era raccolto ai piedi del letto.

Mi avvicinai prudentemente, presi il lenzuolo lo sollevai delicatamente e mi accingevo a coprirla... In quel momento aprì gli occhi, mi sorrise...

"Stavo coprendoti col lenzuolo..."

"Grazie, ma ho caldo, basta la camicia...."

Si guardò e si accorse della sua nudità...

"Scusa, Piero..."

Cercai di sorridere.

"Sei bellissima Betty Godiva!"

Allungai la mano per toccarle i capelli. Mi prese la mano, la portò alle sue labbra, la baciò teneramente. Mi venne un'idea.

"Vuoi che ti aiuti ad adoperare la crema per le ascelle?"

"Prendi il tubetto, leggiamo come si usa...."

Presi la scatoletta, andai a sedermi sul letto, accanto a lei. Sentivo il calore del suo corpo.

Nella scatola c'era un tubo e una piccola spatola.

Riuscimmo a capire che bisognava spalmare (bestreichen) 2 mill. di crema, aspettare (harren) 2 minuti e quindi rimuovere (entfernen) con la spatel!

Ci guardammo negli occhi e sorridemmo.

"Proviamo, zia?"

Alzò le spalle.

"Proviamo, ma è meglio che mi metta in costume da bagno, tu, intanto, prendi un asciugamano, per favore... ti avverto io..."

Quando mi chiamò era seduta sul letto, in vestaglia. E la vestaglia era aperta, sul costume.

"Zia, è meglio se togli la vestaglia e ti sdrai, col braccio in alto, sul cuscino... così..."

L'aiutai, le presi il braccio, tiepido, liscio, vellutato, l'alzai, lo posai sul cuscino.

L'ascella era coperta di una fitta peluria nera. Svitai il coperchio del tubetto, feci uscire un po' della crema biancastra, alquanto untuosa, e la misi sull'ascella, col dito la sparsi meglio... era delizioso carezzarla. Delizioso, sì, ma temevo che l'effetto di quel contatto non sfuggisse allo sguardo di zia...

"Ora, Betty Godiva, tira su l'altro braccio..."

Ripetei l'operazione.

Trascorso il tempo necessario, presi la spatola e mi accinsi a togliere delicatamente la crema... veniva via facilmente, portando con sé tutta la peluria, completamente. Lo stesso dall'altra parte.

"Piero, nel cassetto della toletta c'è un vasetto di un preparato per la pelle, ti dispiace prenderlo e metterlo sotto le ascelle?"

Feci tutto come disse lei, e questa volta applicai quel liquido oleoso col palmo della mano, a lungo, con le dita che sfioravano l'inizio della rotondità del seno.

Il mio sesso era violentemente eccitato. Certo zia lo vedeva, ma teneva gli occhi bassi, semichiusi...

"Grazie Piero, sei straordinario! Dopo devo vedere di togliere qualcosa per... perché non esca dal costume..."

Mi guardò, e il volto era improvvisamente avvampato.

"Quando vuoi... mi sto specializzando..."

"Mah, non so... comunque è bene che cambi il costume... questo è bagnato... grazie per ora... scusa un momento... farò presto..."

Uscii, lei si alzò, chiuse la porta.

Lo so che non dovevo farlo, ma... mi chinai e spiai dal buco della serratura.

Incredibile, Betty era di fronte allo specchio dell'armadio... completamente nuta, le sue meravigliose tette da Venere di Milo, e le sue allettanti natiche tonde, altro che la "Callipigia", erano uno vista indescrivibile... e quel nero dei lunghi capelli sciolti... ma guarda... lo specchio rifletté il suo ventre, il suo pube, l'ancora più nero del foltissimo sfolgorante cespuglio triangolare che nasconde il suo sesso. Lo illumina un raggio di sole che cade proprio lì... riluce come fosse di seta.... Dovetti correre al bagno per... liberarmi del forte dolore dei miei testicoli! Ero ancora lì, affannato e inappagato, quando sentii la sua voce che mi diceva che potevo tornare. Bussai timidamente alla sua porta. Mi disse di entrare. Di nuovo in vestaglia, seduta sul letto. Il tubo della tale crema era sul comodino. Mi guardò con uno strano sorriso.

"Piero, mi sono guardata, devo proprio farlo, ma mi trovo a disagio... mi vergogno farmi vedere da te in questo modo..."

"Quale modo, zia, è come se fossimo sulla spiaggia..."

"Invece no! Non è normale che un giovane della tua età faccia una cosa del genere... anche se io... ormai..."

"Ormai cosa?"

"Per te sono, certo, una tardona... come dite? Una anzianotta..."

Credetti opportuno non rispondere. Mi guardò ancora.

"Ho ragione, vero Piero?"

"Zia, credo che se invece di parlare... avremmo già finito."

Fece un profondo sospiro.

"Come devo mettermi? Forse è meglio con le gambe verso la luce... seduta sul letto..."

"Seduta... no... come faccio... meglio sdraiata... come prima... basta che tu scopra la parte da depilare...."

Strinse le labbra, seguitò a fissarmi.

"Eppure, Piero, sento di fare una cosa sbagliata... dovrei adattarmi alla meglio da sola... coinvolgere te in una cosa così sgradevole... Però... non è facile vedere cosa fare..."

Usai un tono tra lo scherzoso e l'autoritario.

"Forza, Betty Godiva, smettiamola con queste perplessità sofisticate... da sola non puoi riuscirci... e se non ti fidi di tuo nipote...."

Mi accorsi subito che quella frase quella parola era stata male scelta.

"Che c'entra fidarsi... e di cosa dovrei avere fiducia?"

Notai un'ombra di dubbio nelle sue parole, come un sospetto...

Mi affrettai ad aggiungere, burlescamente.

"Fiducia nella mia professionalità di estetista, logicamente..."

Scosse il capo, lentamente.

"No... no... ho una gran confusione in testa. Mah, chissà se me ne pentirò... "

Si sdraiò sul letto.

"Devi aprire la vestaglia, zia Betty, altrimenti..."

Mi chinai su lei. Aprì la vestaglia, rimasi senza fiato a vedere quelle meravigliose gambe, ben tornite, lunghe, snelle... le cosce... l'azzurro scuro della pattina del costume... Ero estasiato. Sentivo un profumo acuto, delizioso. Il suo profumo. Dovevo agire decisamente. Guardai zia Betty, era rossa in volto, la fronte increspata, le labbra strette, mi osservava attentamente. Con ostentata disinvoltura presi dolcemente le sue caviglie e le dischiusi le gambe... pochi peletti sfuggivano dal costume... Ora dovevo toccarla, spalmare la crema... Mi tremavano le mani. Cercando di alzare la testa, mi chiese se c'era molta 'roba' da togliere. La rassicurai, pochissimo... dove finiva il costume. La guardai, era rossa in volto...

C'era poco da fare, dovevo scostare l'orlo del costume per mettere la crema. Appena le dita la sfiorarono, l'eccitazione che già mi aveva invaso, divenne penosa, m'era difficile anche respirare. Dovetti dolcemente far uscire qualche nerissimo e riccioluto pelo... presi la crema, e stavo per spalmarla ...

"Zia, è bene mettere qualcosa, non so, un asciugamano, che impedisca alla crema di sporcare il costume, dove posso prenderla?"

"Per favore, Piero, va nel bagno e prendi due piccoli asciugatoi di tela, i più piccoli."

Andai, e dopo un istante tornai con quello che mi aveva chiesto.

"Ora li metto, zia..."

"No, dalli a me, ci penso io..."

Li prese ma, logicamente, per infilarli sotto al costume dovette sollevarne gli orli. Magnifica visione del nero cespuglio del pube, e violenta reazione nei miei pantaloni. Tanto per darmi importanza, aggiustai quella specie di salviette, presi la crema, la misi sulle dita e cominciai a spalmarla lungo l'inguine.

Una sensazione paradisiaca, inebriante, non avrei mai smesso quella carezza... in quel luogo! Quando ebbi terminato, mi asciugai le mani e andai a prendere la piccola spatola sulla toletta. Zia aveva gli occhi chiusi, sempre più rossa in volto.

Per asportare bene la crema e i peli, con una mano sollevai il costume. E fu spontaneo introdurre un po' un dito che sentì tutta la voluttuosa attrattiva di quella morbidezza serica. Forse era anche l'immaginazione. Sentii zia Betty che irrigidiva i muscoli delle cosce.

Rimossi attentamente quella specie di impasto, asciugai delicatamente col piccolo asciugamano, passai dalla parte opposta, Questa volta fu la mano a sollevare il costume, con risolutezza, infilandosi ben dentro, poggiando il dorso sul riccioluto cespuglio, e mi sembrò percepire la forma della grandi labbra. Premetti alquanto, un lieve gemito sortì dalla labbra di zia... restai così, turbato e sgomento, mentre con la spatola finivo il lavoro.

Asciugai bene, mi alzai, col fallo che cercava di perforare i pantaloni, presi il vasetto col preparato dermo-protettore, tornai vicino a lei che seguitava a tenere gli occhi chiusi, col volto teso, le labbra strette. Toccai la coscia con le dita piene di quella sostanza, sobbalzò, i muscoli erano duri, contratti. Carezzai dolcemente dove prima era passata la spatola. Insistei a lungo, e ogni tanto entravo sotto il costume... zia aveva dei piccoli sobbalzi... io ero sul punto d'inondare le mutandine... stavo perdendo il controllo della mano... ora, palesemente, sfioravo il pube, con infinita dolcezza... e sentivo il tepore di Betty, era una sensazione fantastica, eccitante oltre ogni dire...

Sentii appena la sua voce, roca, affannata...

"Dall'altra parte... Piero..."

Ancora un po' di preparato sulla mano, e passai dall'altra parte. Carne liscia, vellutata e, nel costume, un cespuglio che pareva vivere di vita propria, mi sembrava che i ciuffi di peli si muovessero mentre il palmo della mia mano li lisciava... Zia Betty respirava a fatica. Non sapevo cosa fare.

Senza togliere la mano mi mossi e mi chinai su lei, sul suo volto... le mie labbra le baciarono gli occhi... timorose scesero lentamente, sfiorarono la sua bocca... sentivo la mia mano che aveva letteralmente ghermito le grandi labbra, turgide, calde... la mia lingua cercò la sua... la trovò... non ne potevo più.... Infatti, mentre ci baciavamo entusiasticamente, quello che temevo accadde. Nei miei pantaloni ci fu una indecorosa e incontrollabile invasione, un torrente che sembrava non dover finire mai... ero quasi caduto su lei...

Zia Betty prese uno dei piccoli asciugamani e me lo porse!!!

Lo presi e scappai nel bagno.

* Ero completamente confuso, non riuscivo a distinguere se quanto era accaduto fosse realtà o fantasia. Feci rapidamente una doccia, cercai di sciacquare tutto alla meglio, andai a stenderlo sui fili fuori della finestra, indossai mutandine e pantaloncini, e tornai nella mia camera. Sedetti sulla poltrona, ancora intontito e di nuovo mi eccitavo ricordando cosa le mie mani avevano potuto cogliere. Incredibile, avevo carezzato zia Betty, in quel modo!

Guardavo attraverso il balcone, verso il mare. Lunghe lente ondate andavano spegnendosi sulla battigia...

La porta era aperta. Comparve Betty Godiva, con i fantastici capelli corvini. Lunghissimi. Portava una diversa vestaglia... mi chiesi se indossasse ancora il costume da bagno. Mi guardò con profonda, infinita dolcezza, un'espressione luminosa, nel volto impenetrabile.

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