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A Quiet Indulgence 01

byGinger_Scent©

A Quiet Indulgence

-- confessions of a lover -

Lunedì

Non mi piace parlare, dilungarmi in ampi discorsi. Spero che, scrivendo i miei pensieri, riesca a cambiare questo lato carente della mia personalità. Ho deciso di tenere un diario per una settimana soltanto, dal momento che mi illudo che la mia storia sia talmente unica e straordinaria che sarebbe un vero peccato consegnarla all'oblio. Ho abbastanza paura della morte, della dimenticanza.

La mia storia è quella di una passione, una passione sola che ne racchiude infinite altre.

Non ne ho mai parlato con nessuno --fatta una eccezione-, dunque mi fa strano tracciare il mio segreto sulla carta con questa penna che scrive anche male, a sbuffi di inchiostro.

La mia passione sono le donne.

No, non mi sono espresso bene: io vado matto per le donne.

E' forse la patina di afasia che permea la profondità di questo sentimento, oppure è la novità del gesto della confessione che fa sì che lo spiegarmi risulti così difficile: io amo le donne.

Ovvio: tutti gli uomini amano le donne. Cosa c'è di tanto speciale nel mio caso isolato? La mia non è una barbara bramosia, non è perché le donne hanno tette culo e figa, non è perché sono mezzi del mio piacere personale, non è perché sono un pervertito che pensa solo a quello, non soffro di qualche patologia sessuale mai prima documentata e non sono uno sciupafemmine seriale. No.

Io amo le donne perché sono donne, dunque le amo tutte ed ognuna. Che mondo sarebbe senza donne? Come potrei svegliarmi la mattina senza la certezza che da qualche parte una donna si stia infilando delle perle alle orecchie davanti allo specchio? Come potrei uscire a comprare il giornale senza sapere che una donna stia giudicando criticamente quale lato del suo viso sia quello migliore nello specchio dell'ascensore dell'ufficio? Come potrei scrivere questa confessione senza presentire che una donna stia calcolando mentalmente le calorie contenute nei cereali integrali che esita a piazzare nel carrello della spesa? Come potrei andare a letto la sera senza sorridere all'idea che una donna, ripensando al suo capoufficio, si stringa inconsciamente le spalle nell'immaginaria stretta nuda dell'uomo dei suoi pensieri? Il mondo sarebbe un luogo cieco e aspro senza donne.

Ogni loro piccolo dettaglio mi fa impazzire, soprattutto in quanto il particolare è proprio di una soltanto, è squisitamente individuale: v'è quella con il tic di risistemarsi i capelli con una civetteria ammaliante, quella che è assai compiaciuta che quel vestito le metta in risalto il seno perfetto, quella che si vergogna profondamente del proprio naso aquilino, quella che vorrebbe solo cucinare dolci dalla mattina alla sera... La cosa che accomuna ogni donna è la loro piena consapevolezza del fatto che siano irresistibili agli occhi del loro principe azzurro di turno.

Beh, cosa c'è di strano? Un uomo a cui piacciono tutte le donne: curioso ma non eccezionale.

Già, il nodo della questione è come ami tutte le donne. Ed è molto semplice: con il pensiero. Non è un eufemismo per dire che sia uno sfigato; anzi, devo ammettere -con fierezza- che con tutta probabilità non esiste un uomo al mondo che possa eguagliarmi in materia di prodezze erotiche.

Il motivo di questo successo è che io posso avere ogni donna che voglio in ogni momento che voglio. Una donna mi attrae? E' subito mia. Io le donne le tocco solo con l'immaginazione, le spoglio con il pensiero, le vizio e le corteggio con la mente, le scopo nei sogni.

La mia ragazza, no, la mia ex ragazza Viv --Vivienne- ancora sudata e con gli splendidi seni che andavano su e giù al ritmo del suo respiro affrettato mentre giacevamo esausti sul letto, mi aveva chiesto dove avessi imparato ad essere un autentico dieu du sex, e se --aveva riso- per caso mi esercitassi di nascosto con qualche collega d'ufficio. Viv infarciva spesso le sue conversazioni con vezzosi termini francesi. Sapeva che mi piaceva. Ma io sapevo di mio che non le avrei mai potuto confessare i miei passatempi: "Non mi stupisco tesoro: ho iniziato a dodici anni a spogliare ogni donna che mi attraeva e sono avanzato a livelli successivi ogni anno che passava. Ma non ti allarmare: lo faccio solo con il pensiero." Non l'avrebbe presa bene.

La mia dedizione a questo curioso passatempo potrebbe essere vista come una perversione, una patologia. Chiamatela come vi pare: mi ritengo superiore a qualsiasi altro uomo sul pianeta in virtù del mio amore inestinguibile per le donne della mia vita... in senso ampio.

Perché io trovo in ognuna che abbia mai spogliato nella mia esistenza qualche centinaio almeno di tratti irresistibili.

Perché non mi limito al fantasticare su quelle biondine alte ingenue, né sulle more slanciate seducenti, né sulle rosse prosperose intriganti, né su qualsiasi altro stereotipo che abbia affascinato la virilità sin dall'alba dei tempi.

Perché se il branco starà sbavando dietro la sventola davanti al tabellone degli arrivi alla stazione, io starò discretamente saggiando il velluto della pelle appartenente alla donna appesantita dalle spesa che si riposa su una anonima panchina.

L'ho detto prima. io amo le donne. La mia perversione potrebbe anzi essere considerata magnanima! Quanto si rallegrerebbe la ragazza disgustata dai suoi seni ancora acerbi, se solo sapesse quante tenere attenzioni le ho rivolto alla fermata dell'autobus; quanto sarebbe lusingata la signora vergognosa delle vene sui polpacci nascoste sotto la perenne calzamaglia, se solo immaginasse con quanto ardore gliele ho sfilate per baciarle l'interno coscia.

Io amo le donne.

Quando amo una donna con il pensiero, può darsi che mi lasci andare a tal punto che la mia passione divenga ardente: allora sentono che le seduce, che le tocca, che le accarezza, le assapora, le stringe, le penetra, le ama anche nella realtà.

Credetemi, è vero.

La volta in cui scoprii questa sfaccettatura della mia perversione venni quasi scoperto, per quanto il verbo scoprire sia poco appropriato: di cosa mi avrebbe potuto accusare? Con quali prove? Il mio passatempo non lascia tracce, non lascia indizi...

Dovevo avere sedici o diciassette anni al tempo. Ero dunque nel fiore dell'età, l'età in cui la mente di ogni ragazzino pare essere sintonizzata esclusivamente sul canale sessosessosessosessosessosessosessosessosessosessosessosessosessosessosessosessosessosessosesso

Una voglia totalmente scevra di raffinatezza o sottile desiderio, né di attraenti minuzie o dettagli eccitanti: l'età del tutto e subito, in poche parole. L'età che io vissi silenziosamente, come sempre. Non nel senso che mi astenevo dal saltare addosso alle mie compagne di banco, ma inteso come una passione travolgente consumata entro i confini dei miei pensieri.

Ero a scuola, lezione di matematica. Non ricordo il nome di quella studentessa, bensì il colore del suo maglione: un celeste così caldo e morbido e carnoso e sensuale e denso e voluttuoso che la desiderai subito. Ogni volta che alzavo gli occhi dal mio quaderno vedevo la sua schiena di fronte a me, disegnata e imbevuta di quel colore arrapante: era una tortura. Non stavo seguendo neanche una parola della lezione, avevo rinunciato al fingere di prestare attenzione per invece crogiolarmi nell'aura di sensualità che quel maglione celeste emanava, come un invito alla mia irruenza di stracciarlo: la mia voglia stava letteralmente esplodendo dal banco.

Fu un attimo. L'immobilità del colore venne disturbata dal gesto con cui la ragazza alzò le braccia e si raccolse i capelli in una coda morbida: fu come se tutta la mia essenza mi avesse abbandonato per raggiungerla quando ancora teneva le braccia sollevate e prenderla lì, sul banco, davanti a tutti. Bruciavo dentro, mentre le mie fantasie venivano sguinzagliate sulla mia compagna di classe: le alzavo la gonna grigia dell'uniforme, le stringevo i fianchi con le mani accaldate e la sbattevo con tanta forza da disfarle la graziosa pettinatura.

Fu in quel momento che lei, lei, si volse a guardarmi, con il viso --i suoi lineamenti mi sfuggono, ma ricordo ancora i particolari...- arrossato, le labbra umide e schiuse, il respiro corto e le gambe strettamente accavallate. I suoi occhi sciolti, liquidi, fluidi si mescolarono ai miei, e per un attimo lo stavamo facendo in classe, durante la lezione di matematica: era tutto in quello sguardo.

Poi il professore richiamò i due studenti distratti all'attenzione, e mai più vi fu alcun riferimento al curioso episodio.

Ma io ebbi modo di riflettervi a lungo, per infine giungere alla conclusione che ho prima esposto: qualora il mio desiderio fosse abbastanza forte, la concentrazione profonda, l'attrazione contagiosa e l'oggetto della mie attenzioni sufficientemente sensibile, allora potevo fare in modo che fisicamente la persona sentisse sulla propria pelle quello che nella mia mente le stavo o stavamo facendo.

Ho scritto abbastanza per oggi. Non sono abituato a tenere tanto una penna in mano, ma mi fa tuttavia alquanto fiero il costatare che oltre al callo sul dito la penna abbia anche lasciato dei comodi solchi ove le pieghe della mia pelle l'hanno abbracciata. C'era un mio compagno, non ricordo se al liceo o alle medie, che mi aveva una volta confidato che si eccitava da morire a vedere una ragazza che interagiva con una penna: che la usasse per scrivere, che la appoggiasse meditabonda alle labbra, la estraesse con cura dal portapenne, la usasse per legarsi laboriosamente i capelli, la adoperasse per indicare qualcosa alla lavagna o per gesticolare durante un discorso; qualunque fosse l'uso quel mio compagno diveniva tutto rosso e andava in iperventilazione.

Ricordo che per un mese intero, dopo che quel ragazzo mi aveva aperto una porticina sulle sue fantasie più segrete, non potei fare a meno di notare pure io il dettaglio, quasi come se la sua piccola perversione mi avesse contagiato.

Adesso mi viene da ridere, guardando il mio pugno stretto sulla penna: chissà se quel ragazzo ne abbia fatto menzione ad altri, o se si sia semplicemente dimenticato della passeggera moda personale. Chissà se fosse entrato ora nel mio squallido salottino d'improvviso e mi avesse guardato, cosa avrebbe esclamato? Hey, Alex: non starai mica facendo una sega a quella penna, razza di pervertito?

Il mondo è grande, molto grande.

Più passano i giorni più me ne accorgo: eppure io nutro ancora il sogno di poter amare ogni donna del pianeta singolarmente ed individualmente: andare a letto e, prima di addormentarmi, passare in rassegna di un dettaglio in particolare che mi abbia colpito di ognuna dei miliardi di donne che ho amato fisicamente con il pensiero. Sarebbe come andare a letto con tutte una seconda volta, solo contemporaneamente.

Questa sarebbe la mia preghierina prima della buonanotte.

Ho deciso che scriverò, ogni giorno per sette giorni, di un particolare incontro che quel giorno abbia lasciato un segno più marcato degli altri durante la mia giornata. Viv direbbe --Viv avrebbe detto- che per me ogni scusa è bon pour faire rien invece che andare in ufficio come una persona normale. Ma Viv non c'è più, e, non lo so, è strano spiegarlo: sento che scrivere questa confessione sia una cosa davvero importante da fare. Una specie di magia per fissare il fascinoso erotismo delle donne sulla carta.

Ma ho scritto abbastanza per oggi.

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